A Foggia, una piazza intitolata alla prof.ssa Adele Di Giovine

Venerdì 23 dicembre, alle ore 10.30, la piazza che si trova all’incrocio tra via San Severo e viale Candelaro, a Foggia, sarà intitolata alla professoressa Adele Di Giovine.
Alla cerimonia, che si svolge a 15 anni dalla scomparsa della stimata docente foggiana, parteciperanno il sindaco di Foggia Franco Landella, il dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale, Maria Aida Episcopo, e Alfredo De Biase, nipote della prof.ssa Di Giovine e memoria storica della di lei opera. Sarà presente, inoltre, l’artista Antonio Paolucci, che aveva realizzato un ritratto di Adele Di Giovine commissionatogli in occasione del centenario della nascita della professoressa.

Adele Di Giovine nacque nel 1898, da un’agiata famiglia borghese, che le diede la possibilità d’intraprendere gli studi universitari a Roma. Fu una delle prime donne in Italia a laurearsi in Fisica e Matematica, una facoltà che ancor oggi conta poche donne tra le laureate. La sua passione per le materie scientifiche e la sua intelligenza vivace ed arguta destarono l’attenzione di Enrico Fermi, suo docente, che scorse in lei una promessa nel campo della ricerca scientifica. Purtroppo, nel contesto storico della metà degli anni ‘20, una volta discussa la laurea, Adele Di Giovine si piegò al volere del padre e tornò a Foggia, abbandonando per sempre il sogno di diventare scienziata come il suo collega di studi Ettore Majorana.
Appena giunta nella città natale iniziò a lavorare come docente di matematica e fisica, attività che ha svolto con amore e dedizione sino ad oltre i limiti consentiti. Attiva, dinamica, energica e dedita all’insegnamento con enorme spirito di abnegazione, la professoressa ottenne, dall’allora presidente della Repubblica Saragat, il riconoscimento di cavaliere del lavoro.
Una vita eccezionale, vissuta sempre con grande semplicità, dedicata interamente ai suoi più grandi amori: il marito Alfredo De Biase, gli adorati figli e la matematica. La prof.ssa Adele Di Giovine resta sinonimo di libertà intellettuale e di genere, etica professionale e solidità morale: un esempio positivo per le nuove generazioni e per tutta la città.
Morì il 23 dicembre 2001.