Il prezzo di Arthur Miller chiude la stagione di prosa del Giordano

Sarà Il prezzo, uno dei testi-capolavoro di Arthur Miller, prodotto e messo in scena dalla Compagnia Umberto Orsini, a chiudere la stagione di prosa del teatro “Umberto Giordano” di Foggia, allestita dall’Amministrazione comunale -tramite l’Assessorato alla Cultura- in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese.
Martedì 13 e giovedì 14 aprile, alle ore 21, il cartellone 2015/2016 dello storico teatro foggiano chiuderà “in bellezza”, proponendo la pièce del celebre drammaturgo americano interpretata da uno dei più grandi attori italiani, Umberto Orsini (nel ruolo di Gregory Solomon), che sarà affiancato da Massimo Popolizio (che interpreta anche il personaggio di Victor Franz ma è anche il regista dell’allestimento), Alvia Reale (Esther Franz) e Elia Schilton (Walter Franz). Le scene sono di Maurizio Balò, i costumi di Gianluca Sbicca, le luci di Pasquale Mari. La traduzione dal testo originale è di Masolino d’Amico, che ha pubblicato il testo per la prima volta in volume, nel 2015, con Giulio Einaudi Editore.

C’è sempre un prezzo da pagare. E il suo ammontare dipende da svariati fattori legati alle nostre vite. È l’amara constatazione espressa con spietata lucidità da Miller nella sua opera, ambientata all’epoca della grande crisi economica americana del 1929.
Qual è Il prezzo? È quello che ognuno di noi paga per vivere. Due fratelli, di famiglia agiata, dopo il crollo dell’economia degli Stati Uniti, hanno assunto due posizioni completamente antitetiche. Uno, Victor, ha abbandonato gli studi nei quali brillava, si è arruolato in polizia per poter mantenere il padre caduto in miseria. L’altro, Walter, sottraendosi alle responsabilità familiari, ha proseguito gli studi ed è diventato un grande chirurgo. La nostra vita è ancorata alle scelte operate nel passato. In quelle scelte, sia pur condizionate in diversa misura, noi avevamo bene o male creduto, tanto è vero che le abbiamo fatte o subite.
Ma col passare del tempo ciò che sembrava importante cambia, diventa a volte grottesco, a volte ridicolo, a volte tragico. È impossibile quindi per l’uomo distinguere in modo definitivo il bene dal male, perché tutto muta e, in questa fluidità dell’esistere, è illusorio porre le basi di un edificio morale che resista all’erosione del tempo. Miller affronta ne Il prezzo il tema della conoscenza, una conoscenza non metafisica ma tutta terrena e umana.
La commedia è costruita per quattro personaggi che rappresentano uno spaccato di una società che non è solo americana ma nella quale ognuno di noi, oggi più che mai, può riconoscersi e perciò interrogarsi. Personaggi tondi, vivi, vulnerabili che, grazie alla sublime scrittura di Miller, ci trascinano in un mondo dove l’ironia livida, i dubbi, la cattiveria e l’incertezza riempiono lo spazio scenico che, nella sua immobilità, si presenta come un ring dove lo scontro avviene attraverso un intreccio di parole che, rimbalzando da un lato all’altro, tolgono il respiro.

«Sei anni fa nella libreria del National Theatre di Londra -racconta Umberto Orsini- mi capitò tra le mani “The price” di Arthur Miller e la memoria mi riportò ad uno spettacolo interpretato da Raf Vallone negli anni Sessanta [nel 1969, assieme a Mario Scaccia; n.d.r.]. Cominciai la lettura e fui catturato dal dialogo e dall’attualità della vicenda. Cercai una traduzione italiana ma era inesistente. Decisi che avrei portato in scena la commedia solo se avessi trovato tre bravissimi attori nei ruoli principali, e in tal caso per me avrebbe avuto un senso interpretare Gregory Solomon, un mediatore di mobili di novant’anni. I miei desideri si sono avverati: ho tre splendidi compagni e finalmente Il prezzo gode di una traduzione italiana che viene a colmare una lacuna nell’opera omnia di Miller, nel decennale della sua scomparsa [Miller è morto Roxbury, nel Connecticut, il 10 febbraio 2005; n.d.r.]».

«Ho accolto con grande entusiasmo la responsabilità di dirigere questa commedia di Arthur Miller -spiega Massimo Popolizio- che è stata scritta nel 1968 e che in Italia è praticamente inedita. È un’opera a mio avviso molto importante, perché riprende argomenti cari a Miller ed ad altri autori americani della seconda metà del Novecento, che hanno focalizzato sul tema della famiglia e del disagio legato a mutamenti storico-economici il loro interesse più appassionato. In questa commedia tutto ha un prezzo: le scelte, i ricordi, gli errori, le vittorie e le sconfitte. Ma quello che mi ha colpito di più in questo lavoro così ben strutturato nella sua alternanza di momenti divertenti e di momenti drammatici è stata la consistenza e lo spessore dei quattro personaggi che animano la storia. Un poliziotto di New York che deve vendere tutti i mobili accumulati da un padre che per anni si era isolato in un appartamento in cui questi oggetti erano accatastati e che a sedici anni dalla sua morte devono essere venduti perché l’edificio sta per essere abbattuto, una moglie con dei problemi di alcol e di depressione, un fratello che da anni ha fatto un suo percorso di successo perché ha saputo allontanarsi dalle conseguenze della crisi e col quale il poliziotto non ha contatti da più di dieci anni e che ricompare sulla scena proprio in occasione di questa vendita. E un quarto personaggio, un venditore di mobili usati, che dovrà stabilirne il prezzo. Un dialogo a volte divertente e caustico e a volte drammatico, come in un dramma di O’Neil. Grazie anche ad uno sforzo produttivo raramente riscontrabile nel teatro privato ho potuto collaborare con i migliori artisti e professionisti del settore. Soprattutto ho avuto occasione di stare in scena con i colleghi che amo e di ripetere con Umberto quel sodalizio che ci ha legati per anni da “L’uomo difficile” fino a “Copenaghen”. È stata un’esperienza felice dirigerli, perché essi parlano un linguaggio che ben conosco: quello del teatro di interpretazione».

Biglietti in vendita in tutte le rivendite ufficiali (lista su teatrogiordano.it/biglietti.html) e al botteghino del Teatro Giordano, il giorno stesso dello spettacolo, a partire dalle ore 18.

Teatro Umberto Giordano
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