Uffici giudiziari, il Comune di Foggia risolve il contratto stipulato con la società “Coim S.r.l.”

«L’Amministrazione comunale, al termine di un’approfondita analisi della vicenda inerente la struttura di piazza Padre Pio destinata ad ospitare i nuovi uffici giudiziari, ha deciso di risolvere il contratto stipulato precedentemente con la società “Coim S.r.l.”. All’interno degli atti del procedimento, infatti, abbiamo riscontrato l’assenza documenti che, al contrario, sono fondamentali per la validità del contratto. Una scelta di trasparenza e di linearità che abbiamo compiuto dopo un’intensa attività di valutazione dell’intera vicenda, anche nei suoi risvolti giudiziari». È il commento del sindaco di Foggia, Franco Landella, alla delibera con la quale la Giunta comunale ha risolto il contratto sottoscritto tra il Comune di Foggia e la società “Coim S.r.l.” per il fitto della struttura di piazza Padre Pio da destinare a sede dei nuovi uffici giudiziari.
«Sin dal momento del nostro insediamento abbiamo prestato la massima attenzione alla questione. Da un lato per il clamore suscitato a seguito delle sue implicazioni giudiziarie, dall’altro per valutare gli aspetti più prettamente economici e finanziari – spiega il sindaco –. Lo abbiamo fatto senza polemizzare con gli amministratori della società, che pure qualche settimana fa avevano diffidato in modo ufficiale il Comune di Foggia. L’esame degli atti, dunque, ci ha portato ad individuare alcuni “vulnus” procedimentali che, di fatto, rendono nullo il contratto».

L’attività di ricognizione sugli atti è stata condotta dall’assessore all’Avvocatura, ai Contratti e agli Appalti, Sergio Cangelli, al quale il primo cittadino aveva affidato il compito di valutare tutti i contratti stipulati dall’Ente di Palazzo di Città negli anni scorsi. «È stato un lavoro lungo, che ci ha permesso di verificare per l’appunto gli elementi di nullità del contratto siglato con la “Coim S.r.l.” – spiega Cangelli –. In particolare, nel procedimento relativo al contratto stipulato per il fitto della struttura di piazza Padre Pio, risulta assente il preventivo nulla osta dell’Agenzia del Demanio. Allo stesso modo risultano assenti i pareri dell’Ufficio Tecnico Erariale (attuale Agenzia del Territorio) e del Ministero della Giustizia. A questo va aggiunta la disapplicazione della norma che prevede per i contratti di locazione passiva, aventi ad oggetto immobili ad uso istituzionale di proprietà di terzi, l’applicazione della riduzione del 15% sul canone stabilito dall’Agenzia del Demanio». Elementi che determinano la risoluzione del contratto, unitamente alla possibilità per l’Amministrazione comunale di applicare l’articolo 2 bis della legge 137 del 2013, che conferisce alle pubbliche amministrazioni la facoltà di recedere dai contratti di locazione di immobili in corso, con un preavviso di almeno trenta giorni, anche in deroga a clausole difformi.

«La nostra deliberazione, inoltre, annulla il provvedimento firmato dall’allora Responsabile Unico del Procedimento, Fernando Biagini, e di conseguenza lo schema di contratto – sottolinea l’assessore Cangelli –. La Giunta comunale ha infatti conferito ad Ernesto Festa, dirigente del Settore Legale e Contratti dell’Ente, il mandato di recuperare i pareri mancanti, fondamentali per verificare la sussistenza delle condizioni per stipulare il contratto, il cui importo, ovviamente, in caso affermativo dovrà comunque essere rideterminato».
«Ovviamente, trattandosi di una vicenda che ha avuto anche implicazioni di carattere penale, il Comune di Foggia si costituirà parte civile nel procedimento in cui sono imputati Fernando Biagini, Massimo Laccetti ed Adriano Bruno – annuncia il sindaco Landella –. Una decisione che abbiamo assunto come forma di tutela per l’Ente, consapevoli che le eventuali responsabilità penali, pur essendo personali, possono avere riflessi determinanti sull’intero procedimento amministrativo».
L’Amministrazione comunale provvederà, infine, a formulare un quesito all’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), al fine di verificare la possibilità di sospendere l’intero procedimento, in pendenza del processo penale, pur non trattandosi di appalto pubblico ma di una manifestazione di interesse.